Trecento tecnici combattono all'interno di un'area pericolosa per salvare la centrale di Fukushima, composta da sei reattori, da quando la settimana scorsa è stata colpita dal sisma e dal maremoto che ha provocato finora 7.508 morti e 11.700 dispersi nel Giappone nordorientale.
La crisi multipla senza precedenti costerà alla terza maggiore economia mondiale quasi 200 miliardi di dollari nella maggiore ricostruzione che il Giappone dovrà affrontare dalla Seconda guerra mondiale.
La crisi ha anche fatto saltare i programmi per l'energia nucleare praticamente in tutto il mondo.
La situazione nel reattore più critico -- il numero 3 che contiene plutonio altamente tossico -- sembra essere migliorata dall'orlo del baratro in cui si trovava, dopo che i camion dei vigili del fuoco lo hanno riempito d'acqua per ore.
Si sono fatti passi avanti anche per far tornare l'energia alle pompe ad acqua utilizzate per raffreddare il combustibile nucleare.
"Stiamo facendo progressi... (ma) non dobbiamo essere troppo ottimisti", ha detto Hidehiko Nishiyama, vice-generale all'Agenzia per la sicurezza nucleare giapponese.
Gli ingegneri hanno attaccato un cavo elettrico ai reattori 1 e 2, sperando di far tornare l'elettricità prima di tentare di accendere le pompe.
Contano di raggiungere poco dopo anche i reattori 3 e 4.
Se ci riusciranno, potrebbe essere la svolta nella crisi che è già stata valutata della stessa gravità dell'incidente del 1979 nell'isola di Three Mile negli Stati Uniti.
Se non ce la faranno, ci sarà bisogno di misure drastiche come seppellire l'impianto sotto il cemento come fatto a Chernobyl nel peggior disastro nucleare del mondo, nel 1986.
Il sistema di raffreddamento è stato ripristinato nei reattori 5 e 6, usando dei generatori diesel.
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